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IX Rapporto Ceis: spesa Ssn squilibrata sul personale

30/09/2013 00:43:42
Spendiamo per la Sanità pubblica meno degli altri Paesi europei e come se non bastasse spendiamo pure male. Lo dice il IX Rapporto Ceis-Crea (Center for economic and international studies-Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità) dell'università Tor Vergata di Roma, presentato giovedì con una conferenza stampa ospitata nell'aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati. I dati su cui hanno lavorato i ricercatori del Ceis sono quelli del 2011 ma il confronto tra spesa sanitaria procapite italiana e quella dei nostri vicini è comunque impietoso: lo Stato riserva al Ssn il 22% in meno di quanto mediamente stanziato dai paesi dell’Europa a 14. Stesso discorso per la spesa farmaceutica procapite: la nostra è del 14% inferiore a quella dei paesi dell’Europa a 15, ma se si standardizzano per età i dati il gap supera il 21%.  Si potrebbe incolpare di tali distanze un Pil che in Italia non cammina quanto altrove, ma la giustificazione non regge perché la differenza tra il Prodotto interno lordo nazionale e quello dei paesi dell’Europa a 12 oscilla tra il 6 e il 17%. In sintesi, soldi pubblici ce ne sono sempre di meno ma sulla Sanità tagliamo più del necessario.
Ci si potrebbe aspettare che almeno, davanti a simili sacrifici, si faccia ogni sforzo possibile per spendere al meglio ogni singolo centesimo, ma anche qui il Rapporto del Ceis-Crea non dà notizie confortanti. Attira l’attenzione soprattutto il capitolo “personale”: fermandosi soltanto a medici e infermieri, ci sarebbero nel Ssn esuberi pari rispettivamente a 28.800 e 18.800 unità. Per arrivare a tali cifre gli esperti del Ceis hanno individuato le 3 Regioni con il minore numero di infermieri per posto letto e le cinque con il più basso numero di medici per posto letto. Emergono così differenze consistenti rispetto alle altre Regioni: nel centro Italia, per esempio, gli infermieri per posto letto superano mediamente del 23% il valore registrato nelle amministrazioni benchmark. Per quanto concerne i medici, si va dal 31% del Sud al 34% del Centro. E se dal Rapporto saltano fuoiri queste cifre non è per invitare il Ssn a licenziare, ma per dimostrare che le politiche di taglio dei posti letto perseguite negli anni dai governi di Roma e da quelli regionali finora non hanno dato gradi risultati: una delle considerazioni per cui spesso si è sostenuta la necessità di interventi di questo genere risiedeva proprio nei risparmi conseguibili dalle conseguenti riduzioni di personale. Ma se gli organici poi non si riducono quando i posti letto sono chiusi, i risultati scarseggiano. Lo dice a chiare lettere il Rapporto: « è lecito dubitare che i risparmi attesi dal taglio dei posti letto abbiano potuto dare pienamente i vantaggi sperati» si legge nel documento «perché l’adeguamento del personale» è stato finora assicurato «quasi esclusivamente dal blocco del turnover (pensionamenti senza nuove assunzioni, ndr)». Sul farmaco, invece, si taglia con molti meno scrupoli. (AS)

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