Federfarma.it
22/03/2018

Jommi (Cergas) su diretta e dpc: "Nel giusto mix il modello virtuoso"

Una maggiore incidenza di entrambe le forme di distribuzione, Dd e Dpc, sulla spesa farmaceutica pubblica totale è associata ad un minor livello di spesa totale mensile pro-capite. E’ a questa conclusione che sono arrivati i ricercatori del Cergas SDA Bocconi che hanno realizzato una simulazione sull’intero territorio nazionale, valutando l’impatto delle forme alternative di distribuzione dei farmaci, e del loro mix, sulla spesa farmaceutica pubblica. Lo studio è stato pubblicato sul Rapporto OASI 2017 del Cergas SDA Bocconi. “L'analisi ha potuto contare sui dati delle tariffe per la Dpc - ha spiegato a Filodiretto Claudio Jommi, Professore Associato di Economia Aziendale all’Università del Piemonte Orientale e responsabile scientifico dell’Osservatorio Farmaci Cergas SDA Bocconi - e sulle evidenze degli studi disponibili sui costi della Dd. Tali studi, che riportano dati abbastanza eterogenei, hanno confrontato singolarmente Dd rispetto a Dpc e distribuzione in regime di convenzione, ma non hanno indagato gli effetti di diversi scenari di mix delle forme alternative di distribuzione dei farmaci”. Le analisi suggeriscono che in generale e, soprattutto, al crescere dei costi organizzativi della Dd, un modello distributivo basato su un mix delle due forme alternative di distribuzione potrebbe essere più efficiente. “Il mix ottimale, naturalmente, - continua Jommi - non deve essere scelto solo sulla base dei costi, ma anche di altre variabili importanti su cui agisce l'adozione di forme alternative di distribuzione, dall'accesso dei pazienti, alle relazioni tra aziende sanitarie e filiera del farmaco, agli eventuali effettI sull'appropriatezza d'uso. E il mix ideale può essere diverso tra realtà locali. Tutto questo in un contesto, quello del SSN italiano, dove l'adozione di forme alternative di distribuzione è stata senza dubbio più rilevante di altri paesi", conclude Jommi.